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In questa pagina troverete le lettere di don Paolo.

Di seguito l'ultima sua lettera.

 

 

30 Gennaio 2017

Carissimi amici,

E’ ormai tre mesi che sono approdato a Mazabuka per questa mia nuova e probabilmente ultima avventura Zambiana. Sicuramente saranno due anni e mezzo intensi e pieni di attivita’ pastorali. Il lavoro e’ tanto, sia dal punto di vista organizzativo, sia dal punto di vista relazionale, ma anche dal punto di vista strutturale e spirituale.

Mazabuka e’ una citta’ di 130mila abitanti e ci ho impiegato un mese a girarla tutta, quartiere per quartiere. E’ stato un tour geografico molto interessante e utile, perche’ mi ha dato l’idea della dimensione del lavoro presente e futuro.  Cosi’ ho potuto elaborare mentalmente un piano di lavoro.

Attualmente siamo ancora  “work in progress”: la strategia e’ chiara, gli obiettivi pure, ma i punti intermedi non lo sono ancora. Infatti saranno quelli nei prossimi giorni a tenermi occupato. In questo momento a Mazabuka siamo tre preti: i due zambiani che gia’ gestivano la parrocchia della Beata Vergine Assunta ed io, chiamato per aiutare ad aprire una nuova parrocchia. Ci siamo detti che per il momento non vogliamo avere fretta, ma fare un passo alla volta: quindi il parroco resta uno (father Milimo, che gia’ era parroco della parrocchia unita) e due coadiutori (father Maxwell ed io). Nel gruppo abbiamo anche un seminarista che l’anno prossimo verra’ ordinato prete e tre suore.

In realta’ la presenza di religiosi in citta’ e’ abbondante: ci sono quattro congregazioni di suore e una di frati, ma solo tre delle quattro congregazioni hanno una suora che lavora anche in parrocchia e nessuno dei fratelli. Le congregazioni religiose qui a Mazabuka gestiscono le scuole private. Questo garantisce un certo livello nell’educazione, ma anche una certa spaccatura pastorale non sempre gestibile.

Nel mese di novembre e dicembre abbiamo ragionato molto sugli obiettivi e anche sul lavoro da fare. Ci sono due linee principali che stiamo tenendo: anzitutto fortificare il livello di partecipazione, coinvolgimento e consapevolezza pastorale dei parrocchiani di tutta la citta’ come se fossero una parrocchia sola. E in secondo luogo responsabilizzare coloro che formeranno la nuova parrocchia nel prendersi sempre piu’ cura del loro territorio, della loro gente e del loro prete. Questo e’ possibile lavorando molto attentamente ma con costanza, e mettendo in ordine le priorità, anzitutto per tutta la citta’ intera e poi per la nuova parrocchia. Stiamo rivitalizzando le nostre celebrazioni con laboratori di liturgia e con comitati liturgici sempre piu’ preparati, stiamo responsabilizzando e qualificando i catechisti, stiamo pianificando il lavoro dei giovani il cui numero sarebbe di circa 3000 (solo i cattolici), ma riusciamo ad agganciarne meno di un quinto e ad avere una presenza accettabile solo di un centinaio: i problemi sono tanti e dobbiamo scovarli tutti e capire cosa e’ possibile fare.

Per la nuova parrocchia una messa veniva gia’ celebrata in una delle scuole presenti sul territorio della stessa, in due scuole veniva gia’ insegnato il catechismo. Ora stiamo definendo i lavori. Anzitutto rafforzare il senso di appartenenza: allestire una sacrestia (che poi verra’ trasferita nella nuova parrocchia), le messe che venivano celebrate per gli studenti delle scuole della parrocchia nuova (nelle loro aule magne) sono ora aperte al pubblico, cosi’ che in futuro sara’ piu’ semplice la partecipazione alla messa quotidiana. Le scuole ci forniscono un ufficio (una ciascuna) cosi’ che prima delle messe possiamo incontrare la gente e radunare anche i comitati vari.

La messa domenicale e’ gia’ passata dalla piccola cappella all’aula magna della scuola cattolica chiamata Mazabuka Girl e speriamo nel giro di un anno di poter usare la Hall che è ancora piu’ grande. La messa e le responsabilita’ degli incontri di catechismo e dei giovani viene data di volta in volta ad un gruppo diverso cosicche’ cresca il senso di comunione e di appartenenza.

Poi l’anno prossimo, se la curia di Milano manterra’ gli impegni presi a voce, si cominceranno a costruire i muri: la casa parrocchiale e la chiesa in particolare. Poi si vedra’ lo spazio. Qui e’ talemente grande che ci si potrebbero fare tre oratori… ma prima bisogna avere la gente quindi io mi sono impegnato in un lungo ma importantissimo lavoro porta a porta e vedremo come andra’ a finire.

Gli studenti che sosteniamo sono tutti ritornati a scuola e io sono abbastanza soddisfatto dei loro risultati. Abbiamo avuto un inconveniente con John, vittima di un incidente stradale, ma sta bene, anche se come al solito sul posto dell’incidente si sono avventati sciacalli che, invece di aiutare, gli hanno rubato computer e soldi. Grazie all’intervento immediato di Ali d’Aquila siamo riusciti ad aiutarlo per quasi l’intero ammontare della spesa. Lui si e’ impuntato pure legalemente ed e’ riuscito ad avere, dal proprietario del pulmino su cui viaggiava, un piccolo risarcimento. Quindi dovrebbe essere a posto completamente.

L’ultima cosa e’ il lavoro extra che sto facendo per la diocesi di Monze come responsabile decanale per la catechesi: abbiamo riorganizzato la catechesi diocesana secondo un piano piu’ ordinato, abbiamo tradotto qualche testo che mancava e ora stiamo lavorando per la formazione dei catechisti e per mettere delle regole un po’ piu’ trasparenti e chiare per tutti sulla gestione dei sacramenti evitando abusi e fantasie. Come al solito il lavoro piu’ difficile non e’ convincere i catechisti a fare bene il loro lavoro (i catechisti sono degli ottimi operai), ma convincere i preti a seguire le direttive diocesane…. Tutto il mondo e’ paese

 

Ciao

Don Paolo

 

 

Agosto 2016

Carissimi amici,
è ormai tempo d’estate e sarete tutti in vacanza, quindi spero per voi che leggiate questa mail da una spiaggia o con la vista di bella vallata. O almeno che la leggiate al vostro ritorno a casa a Settembre belli abbronzati. Qui il sole c’è tutto l’anno! Ma non siamo esattamente in vacanza, anche se questo è il periodo in cui riceviamo tante visite. Tra queste, quest’anno sono venuti a trovarmi la mamma e mia sorella Elisabetta, con la quale ho scritto questa lettera, cercando di aggiornarvi sul mio vissuto in Africa e sulle proposte sviluppate con l’Associazione Ali d’Aquila.
Con la mamma e con Elisabetta abbiamo avuto tempo di verificare e vedere il lavoro fatto, oltre che di chiarirci alcune idee. Ormai la mia esperienza a Lusitu volge al termine. Il Vescovo ha chiesto a noi preti di Milano di occuparci di un’area nuova a Mazabuka, dove all’inizio della mia missione in Africa avevo studiato la lingua, ma in una zona della città dove bisogna ricominciare da zero.
Sarà un’esperienza molto diversa da Lusitu, più simile a quella che ho vissuto a Siavonga, ma in un contesto più grosso, con la differenza sostanziale che a Siavonga dovevo accompagnare gli ultimi passi verso un passaggio al clero locale, mentre questa volta si devono far fare i primi passi alla comunità nascente.
Mi aspetto di trovare una comunità certamente più matura dal punto di vista culturale (l’area nuova è servita da un numero abbondante di scuole) avrò quindi a che fare con molti giovani, con tutta la loro ricchezza, ma anche con tutte le loro attese e debolezze. Infatti Mazabuka vive al suo interno molti contrasti sociali tra gente benestante e povera, tra ville e baracche.
Elisabetta ha potuto constatare e vedere con i suoi occhi i lavori fatti nel passato a Siavonga e nel recente passato a Lusitu. Dopo sei anni lei stessa può raccontarvi qualcosa di persona, ma qui trovate alcune sue riflessioni:
- Chiesa di Mitchel: è molto bella e accogliente. Dal piazzale si vede l’area della parrocchia che si sta sviluppando a macchia d’olio, sempre più verso la chiesa che sarà aperta a breve.
- Camion per i muratori: lo abbiamo visto circolare sia per trasportare materiale di lavoro che persone. E’ stato inaspettato, ma molto bello vedere che gli sforzi di tanti qui in Italia sono diventati concreta possibilità di lavoro e sostentamento per 4-5 famiglie
- Casa Siavonga (per la parrocchia di Lusitu): è molto bella. Attualmente è abitata proprio da un muratore della nostra squadra di muratori…due nostri progetti che si intersecano tra di loro.
- Le ragazze sostenute al SaD: ho incontrato 3 ragazze, che già conoscevo, e mi hanno raccontato la loro esperienza e i loro vissuti di questi ultimi 6 anni. Ci sono molto grate e me lo dicevano con molta felicità e gratitudine.
- L’intervista a una delle operatrici locali del KKM: h avuto modo di intervistare una delle insegnanti che hanno seguito il progetto della guida sicura. Sarà presto pubblicato integralmente. Sembra che abbia avuto un impatto molto importante sui ragazzi di Lusitu e mi auguro che possa essere ripetuto ogni anno, al fine di creare una coscienza sana in merito.
- Inoltre ho visitato alcuni villaggi (per esempio Chaanga e Syanyoolo: già visitati 6 anni fa. E Moonga che ho raggiunto per la prima volta). Ho poi visto Lusitu dove don Paolo ha passato gli ultimi 4 anni…paesaggi, persone, volti, cieli da favola, sorrisi che hanno riempito il mio cuore, nonostante la povertà e la difficile situazione socio-culturale nella quale si vive.
Ovviamente sono stato molto contento di avere qui la mamma ed Elisabetta proprio mentre concludo l’esperienza di Lusitu. E sono sempre contento di ospitare chiunque avesse voglia di venire a trovarmi, proprio per condividere il più possibile quello che sto vivendo. Secondo me è importante rendervene partecipi e possibilmente co-protagonisti. Chiunque l’abbia fatto ne è rimasto sempre arricchito per cui… rinnovo l’invito.
Con affetto don Paolo

con la partecipazione straordinaria di Elisabetta

 

 

Giugno 2016

Cari amici,

Nella mia ultima lettera vi ho raccontato dell’inizio dell’anno scolastico, di quello lavorativo (dei campi) e dei vari problemi a cui stiamo andando incontro. In particolare sottolineavo le difficoltá economiche che la gente avrebbe dovuto affrontare per via di una stagione delle piogge molto brutta (poca acqua) e di un governo molto sprovveduto, che non ha saputo lavorare in prospettiva pur conoscendo da tempo il problema.

In questa seconda parte dell’anno le cose si sono mosse di conseguenza: in Zambia ci saranno le elezioni a metá Agosto e si fronteggiano “dilettanti allo sbaragio” contro “corrotti professionisti”: il problema é che non si sa chi é l’uno e chi é l’altro. …si salvi chi puó.

Inoltre il Governo, concentrato sulle elezioni, fa solo manovre di campagna elettorale, ma tutti sappiamo bene che dopo le elezioni sará un disastro perché i problemi, per ora congelati, si ripresenteranno peggio di prima.

In questa lettera peró non voglio essere né polemico, né prolisso, ma solo raccontare in breve quello che sta avvenendo per tenervi aggiornati (spero che vi interessi): avrei potuto raccontare storie della gente oppure la semplice tragica quotidianitá… sinceramente non ne ho tanta voglia e credo che lo faró in altre occasioni. Per ora mando le notizie quotidiane ad altri canali (facebook per esempio).

Per noi cambiano molte cose, il lavoro quotidiano centellinato fatto con la gente per noi si traduce in progetti e azioni pastorali atti all’evangelizzazione e ad aiutare la gente e a  rendere sostenibili e autonome le parrocchie dove svolgiamo il nostro servizio: é cosí che abbiamo lavorato in questi anni ed é cosí che la parrocchia di Lusitu sta crescendo, tanto che siamo arrivati al momento del passaggio della parrocchia al clero locale.

Il lavoro pastorale fatto coi catechisti e con i leaders dei vari villaggi, la manutenzione necessaria alle strutture e il meticoloso lavoro per l’autosostenibilitá (che in Lusitu é molto articolato perché non ci sono grosse potenzialità), il lavoro pastorale fatto in particolare con i giovani, con le donne e coi bambini per rendere possible le attivitá ordinarie della parrocchia é ormai arrivato ad un giusto livello di maturazione per poter fare un passaggio sereno al clero locale.

Il discorso con il Vescovo di Milano e col Vescovo locale fú aperto circa un anno fa, quando si cominciava ad intravvedere che finalmente c’erano le condizioni adatte per questo passaggio. Cosí, nel mese di Aprile abbiamo annunciato ufficialmente tutto alla parrocchia. Le reazioni sono state tutte contenute: certamente la gente non vuole cambiare passando da un’esperienza bella a una che non si sa come potrá essere, ma altrettanto certamente la gente é in grado di capire quando il tempo é ormai maturo per tali passaggi.

Di ritorno dalle mie vacanze (che saranno tra Settembre e Ottobre) io mi sposteró a Mazabuka, dove saró il parroco di una nuova parrocchia, nella quale ora c’é solo un bel prato, pertanto inizialmente alloggeró nella parrocchia vicina, facendo avanti e indietro. Mentre il passaggio definitivo sará quando don Maurizio (mio attuale collega a Lusitu) dopo un periodo necessario di passaggio con i preti Zambiani, a Giugno 2017 rientrerá definitivamente in Italia.

I progetti di Ali d’Aquila sono stati portati avanti su due fronti in questi quattro anni a Lusitu: il Sostegno a Distanza (SaD) degli studenti (che procede, fino al completamento degli studi dei ragazzi coinvolti), e la realizzazione di attività utili l’autonomia della parrocchia. L’associazione si sta anche impegnando su due o tre progetti nuovi di cui vi parleró a suo tempo… o riceverete notizie direttamente dall’Italia.

Un abbraccio a tutti. Don Paolo

 

 

28 Gennaio 2016

Cari amici,

dopo le feste Natalizie per noi si mette il punto sull’anno. Finisce un anno e ne comincia uno nuovo: sembra scontato, ma non é solo il calendario che lo impone, pure la scuola, la pastorale e il lavoro seguono il calendario solare. Quindi quello che in Italia inizia a Settembre, da noi lo si fa a Gennaio. Per cui ora siamo ripartiti con le attivitá scolastiche e lavorative, che per la gente di Lusitu sono legate soprattutto all’agricoltura. Infatti siamo in piena stagione delle piogge, quando i campi vengono dissodati, arati e seminati. Poi nei mesi successivi si toglierá l’erba, si scacceranno gli uccelli e le scimmie, fino al raccolto dei mesi di Maggio e Giugno. Di solito si ha un pò di tregua tra Marzo e la prima metá di Aprile. Esiste anche una suddivisione del lavoro: le donne sono quelle che lavorano di piú e che stanno nel campo praticamente dall’inizio alla fine, dalla semina al raccolto. Alcuni addirittura campeggiano nel campo (che spesso é lontano dalle loro case).

Il lavoro degli uomini é soprattutto il dissodamento del terreno e solcare il campo con la zappa o con l’aratro. La semina é divisa tra uomini e donne, mentre il fertilizzante (chimico o naturale) e la rimozione delle erbacce é lavoro lasciato alle donne e ai loro figli. I bambini si occupano di scacciare scimmie e uccellini, armati di sassi e fionde, mentre uomini e donne insieme si occupano del raccolto. Le donne staccheranno il grano dalla pannocchia o la maila (sorgo o miglio) dalla pianta e lo faranno seccare al sole, gli uomini lo immagazzinano nei granai o lo confezioneranno nei sacchi. Se c’é un buon raccolto l’eccesso viene venduto cosí da avere un piccolo capitale per riparare la casa oppure per mandare i figli a scuola. Questa é la vita di Lusitu!

Tutto sembrerebbe funzionare perfettamente e tutto sembra ordinato. Anche i tempi scolastici e quelli pastorali seguono l’andamento della vita dei campi, tranne a Pasqua, che in base alla data, influisce su una parte della lavoro. Ma c’é un piccolo problema… Da noi in Italia si dice “piove governo ladro”, ma se non piove? Se non piove é peggio e qui in Zambia, a Lusitu, diventa tragicamente vera l’affermazione opposta: “non piove… governo ladro”.

Lo so mi lamento in molte lettere: mi lamento del fatto che pochi vengono a trovarmi, mi lamento che il sistema scolastico zambiano funziona male, mi lamento pure che si sia perso il senso del Natale, mi lamento perché in Zambia ci sono seri problemi di corrente e di acqua… qui é il terzo mondo, … scusate, ma qui é la missione! Che ci siano molti problemi e sarebbe stata dura lo sapevo dall’inizio, se fosse stato facile che cosa sarei partito a fare? se fosse stato facile forse ci sarebbero state anche piú soluzioni. Qui (il terzo mondo) é il posto dove tutti i problemi sembrano ingigantiti (di fatto lo sono) perché li si vive in un contesto di disagio profondo. Anche il caldo é tanto piú caldo… e la corruzione é tanto piú profonda, e le malattie (anche le piú leggere) sono molto piú dannose e le superstizioni sono tanto piú odiose e le inefficienze di lavoratori inetti fanno davvero gridare all’ingiustizia. Il male fa piú male e l’ingiustizia si abbate inesorabilmente sui piú bisognosi…

…ma dicevo: “non piove: Governo ladro!” Maledettamente ladro! maledettamente stupido! maledettamente odioso! Ok sembro esagerato: allora vi spiego cosa c’entra il governo con la pioggia: da circa un anno si sa che non avrebbe piovuto bene, da Luglio circa si sa che sarebbe stata l’annata peggiore del decennio. I metereologi e gli esperti degli uffici dell’agricoltura lo predicavano da mesi: il problema coinvolge quasi tutto il sud-est Africano. Eppure non é stato fatto nulla e, peggio, non se ne é neppure parlato! Certo in Zambia… Siccome quest’anno ci sono le elezioni meglio tenere un profilo basso, tenere qualche sacco di grano di scorta cosí, al momento delle elezioni, li si distribuiranno e si fará bella figura. Cosa potevano fare? Beh molto: sistemare definitivamente il problema della distribuzione dell’acqua, visto che se ne parla da anni ed é da anni che i governi che si sono succeduti ricevono fondi che ingrassano le pance giá strabordanti di politici corrotti e inetti. Evitare di vendere grano (in alcuni casi regalarlo, per meri fini politici), quando giá si sapeva della carestia imminente e ora sono costretti a ricomprarlo a prezzi maggiorati. Si potevano evitare speculazioni sul carburante, che non é salito, ma non é neppure diminuito nonostante il calo del petrolio. Si poteva almeno tentare di fornire la corrente adeguatamente tentando di  sviluppare altri settori. Si poteva diversificare il mercato. Si poteva fare cassa sapendo di dover aiutare in seguito le zone rurali piú colpite dalla siccitá… invece niente! Il governo piange miseria e chiede alla Banca Mondiale, e in particolare, agli Stati Uniti, di essere considerati in “stato di calamitá”.

La banca mondiale e le Nazioni Unite giá danno ogni anno miliardi di dollari su progetti di sviluppo per far fronte ad emergenze di questo tipo. Ci sono paesi in Africa, per esempio in Etiopia, dove l’emergenza cibo dura da anni. Ci si chiede: dove sono i fondi stanziati? I progetti realizzati? Lá in Etiopia il problema é decisamente peggiore per via della qualitá del terreno e della situazione politica. Peró si sa che, per tipologia del terreno, lo Zambia potrebbe essere il secondo giardino d’Africa dopo il Kenya (in mano quasi interamente a multinazionali dell’agricoltura): come mai non avviene? Risposta: eh non piove… dobbiamo pregare di piú…

Quindi, dovremmo dire che sarebbe colpa di Dio? Certo alla gente governata cosí male non resta che pregare, ma questa non puó essere la risposta di un politico che ha in mano le soluzioni e gli strumenti per realizzarle.

Quale politico puó permettersi di puntare il dito contro Dio? Lo stesso Dio che ha fatto in modo che quel terreno fosse cosí boscoso, fertile ricco d’acqua con alcuni tra i fiumi piú importanti al mondo (in Zambia ci sono lo Zambesi e il Kafue), che ha dato ricchezze minerarie enormi, che ha dato una laguna immensa dove viene prodotto uno dei risi piú famosi al mondo (il riso di Mongu), lo stesso Dio che ha creato il Plateau dove si erge la piú vasta produzione di canna da zucchero dell’Africa, la seconda al mondo… questo é il Dio colpevole della mancanza di pioggia? Certo la pioggia non la si puó ancora regolare, ma la si puó studiare e si possono studiare i modi per favorirla o per non rimanere impreparati quando non piove… del resto non serve un granché di scienza se giá 3000 anni fa Giuseppe riuscì a far superare all’Egitto ben sette anni di siccitá. Basterebbe attivare le politiche giuste per salvaguardare il bosco tropicale, invece che tagliarlo selvaggiamente creando il deserto: le piante attirano la pioggia, mentre gli incendi per fare il carbone (che qui vengono applicati apposta per produrre carbone) oltre che ad allontanarla scaldano ulteriormente l’area e creano i presupposti per la desertificazione. Ma soprattutto l’uso intelligente del fiume Zambesi che potrebbe essere incanalato e sfruttato meglio per l’agricoltura. La demograficazione in aree piú idonee alla vita dell’uomo, invece che lasciar costruire ovunque si voglia, questo avrebbe permesso di far fronte adeguatamente a quelle che oggi sembrano essere emergenze insormontabili. Purtroppo noi oggi non possiamo che sperare in un pò di pioggia, perché senza pioggia sará “tragica”. Da qui a tre mesi la gente avrá finito le scorte di cibo, non avrá il cibo “nuovo” dai campi, non avrá neppure quel sur-plus che ognuno produce e vende per mandare a scuola i figli, gli animali hanno giá cominciato a morire, o ad essere macellati per vendere la carne, ma questo vuol dire giocarsi le poche possibilitá rimaste, gli animali son il loro TFR: svendere a basso prezzo una risorsa per far fronte al bisogno immediato, vuol dire non avere futuro. Ci sará piú gente che cercherá fortuna in cittá e che andrá semplicemente ad aumentare il numero dei disoccupatiti dediti alla micro-criminalitá e all’alcool. Chi rimarrà, non avrá i soldi per comprare nuove sementi e fertilizzante… E non sará un mesetto di emergenza, sará un anno abbondante fino al raccolto dell’anno seguente (2017), sempre che si trovino i soldi…

Tutto questo perché non piove… la non pioggia ha solo messo in evidenza ancora di piú le nefandezze, l’inadeguatezza, la corruzione di una classe politica e manageriale assolutamente incapace, incompetente e corrotta. La soluzione non c’é per noi: ci resta solo e soltanto da pregare e lottare, solo e soltanto da fare in modo che, qualora arrivassero aiuti, possano davvero raggiungere i bisognosi. Dovremo vigilare che anche i poveri non se ne approfittino. Ci resta solo da smuovere le coscienze e fare in modo che qualche politico la smetta d’ingrassare alle spalle di chi per ora non puó far altro che pregare “Leza Tata tulalomba meenda” (Dio Padre, ti chiediamo l’acqua). Quest anno 2016 non nasce sotto una buona stella, nasce sotto presagi molto brutti. Ovviamente noi non smettiamo né di lottare né di pregare per il bene della nostra gente. Peró… che fatica!!!

Un abbraccio a tutti. Don Paolo

 

 

18 Dicembre 2015

Ciao a tutti,

Sono già passati quasi tre mesi dalla mia ultima lettera e siamo ora già vicino a Natale. Il Natale non é la festa d’inverno e non lo si festeggia perché é tradizione. Il Natale é un fatto religioso che fa parte della nostra storia da secoli perché siamo Cristiani. Ma il Natale non é una tradizione é una festa Cristiana, o meglio é una festa dei Cristiani: comporta una fede e i suoi tempi e modi liturgici e spirituali per viverla. Il Natale non ha bisogno di vacanza per essere Celebrato, ha bisogno di fede e di spiritualità, di preparazione e di coinvolgimento religioso. Non lo si festeggiava prima dell’arrivo della Cristianità e forse chissà, tra qualche anno sarà pure giorno lavorativo. Poco importa, quello che conta é che per noi é una ricorrenza Sacra, un modo per dire chi siamo e in cosa crediamo, ma pure un modo per riscoprire la fede in Gesù Cristo che non nasce il giorno di Natale (é nato molti anni fa per venire nel mondo), ma se glie lo permettiamo, trova posto oggi nel nostro cuore, un povero cuore, che somiglia molto alla povera mangiatoia del presepio dove il Re di tutti i Re, il Signore onnipotente volle adagiarsi: il 25 Dicembre per noi é la Commemorazione Rituale e Spirituale di quell’Evento, che vogliamo si rinnovi nel nostro cuore. Fanno molto sorridere i paladini del Crocifisso e del Presepio che si svegliano a Natale e li sventolano a vessillo della nostra storia, della nostra tradizione e della nostra libertà … si mettono a fare ancora quelle crociate per le quali la Chiesa Cattolica (unica titolare della sua tradizione) ha già chiesto più volte scusa. Chissà se i suddetti paladini sanno il significato del presepio e della croce? Chissà se si ricordano che Gesù é venuto ed é morto proprio per renderci liberi (anche di rifiutarlo). Chissà se sanno che Gesù ama anche quel preside che non voleva le canzoni di Natale, quel musulmano che manda suo figlio nella scuola del mio, e pure le vittime e aggressori di tutte le stragi e gli attentati. Fanno sorridere le feste di chi non ha nulla da festeggiare, così come fanno ridere le crociate dei vari “Brancaleone”, mercenari di una fede che non hanno, attaccati alla statuetta di un Dio che non conoscono.

Sono contento che papa Francesco sia venuto ad aprire il Giubileo in Africa, nel centro dei problemi, degli sfruttamenti e della corruzione: Dio rinasce e dice a tutti “io ti voglio bene” e la raccomandazione di Cristo é “siate misericordiosi come il Padre vostro che é nei cieli”. Diventiamo perciò capaci di dire “io ti voglio bene” ad ogni fratello! Io ti perdono, io ti accolgo, io con te voglio riprovarci. Quanto potrebbe essere grande questo Amore se tutto questo diventasse vero! L’amore aggiusta tutto, anche ciò che sembra impossibile aggiustare, ma bisogna metterlo in campo tutti, con determinazione e responsabilità. Io credo che questo ci possa rendere persone migliori. Altro che avere paura di cantare oppure di tacere “tu scendi dalle stelle”… Da qui a volte mi chiedo chi é nel terzo mondo. Sono contento che il Papa sia venuto in Africa e ci abbia detto che noi Cristiani abbiamo altre armi da contrapporre alla violenza e alla paura. Noi abbiamo l’arma dell’amore, del perdono, della riconciliazione… Armi deboli agli occhi degli uomini,  ma armi che possiamo esporre senza paura e con orgoglio. Armi invincibili perché se le usi o se le saboti si moltiplicano e diventano un’azione grandiosa di testimonianza.

San Francesco ha insegnato ad amare il diverso facendo una “crociata” differente, e così facendo si é guadagnato l’amore e la stima del lebbroso, del peccatore, del ladro e del musulmano. Dobbiamo diventare uomini di pace (“… ed essi ti ameranno”). Tutto il mondo era inginocchiato di fronte a Gesù Bambino… manca il quarto Re magio, quello laico: si inginocchierà anche lui, forse non si convertirà, ma verrà a rendere omaggio all’Amore.

Qualcuno ha detto che si sta perdendo lo spirito del Natale… certo finché Babbo Natale é un vecchio pancione con la coca-cola in mano e non é più il Vescovo buono di Smirne che era buono coi bambini e i bisognosi! Finché ci basta un albero di natale con aghi di fibre ottiche e ci siamo dimenticati della Croce di Cristo risorto che rifiorisce e ridona vita. Finché nel presepio la grotta é sommersa da luci e statuine più o meno bizzarre … finché é più importante il panettone (o pandoro) con la crema di mascarpone della zia, finché pensiamo al regalo e al tramezzino d’aperitivo, finché Natale é la tombola o la mangiata o il dolce e caffè dai parenti… quale Natale volete vivere? Sarà sicuramente un Natale senza Spirito. Ma se al primo posto c’é Gesù e vogliamo conservare lo Spirito del Natale di Cristo vuol dire che: aspetto la benedizione di Natale (o la richiedo per tempo), faccio un semplice, ma bel presepio, vado a confessarmi, se posso vado anche alla Novena (oppure prego un po’ per conto mio), mi preparo alla Messa di Mezzanotte (o a quella del mattino) arrivando dieci minuti prima e sto in famiglia. La scuola faccia la scuola, il comune faccia il comune: favorendo il Natale di chi vuole festeggiarlo nel rispetto di chi non vuole.

Qui da noi in Africa a Natale si mangia pane e riso… cibo semplice e veloce da cucinare perché il tempo lo diamo a Dio, e quando abbiamo finito, dopo pranzo si corre a lavorare nei campi. Qui il Natale é preparato in parrocchia (e nelle diverse Chiese protestanti) con canti e scenette commemorative, perché non vogliamo solo festeggiarlo, vogliamo celebrarlo e viverlo, vogliamo sentircelo addosso perché Dio venga nella mia vita, Dio diventi la mia gioia e la gioia dei miei fratelli, tutti anche quelli più lontani.

E’ questo il mio augurio per tutti voi. BUON NATALE!

Don Paolo

 

 

2 Ottobre 2015

Ciao a tutti,

É iniziato il mese missionario… ve ne siete accorti? Bhe proprio per questo mi sembrava giusto scrivere e portare la vostra attenzione a quello che é il compito principale della chiesa: la missione appunto!

Il 1 ottobre era Santa Teresa di Gesú Bambino: una monaca di clausura Carmelitana, che é la patrona delle missioni. Incredibile eh? Una donna, che non é mai uscita dal suo monastero, é la patrona di chi invece va in giro per il mondo ad annunciare la Buona Notizia.

Lei nei suoi scritti racconta di come cercava il suo ruolo nella Chiesa e meditando la lettera di San Paolo scopre che il suo compito é di essere il cuore: “nella Chiesa io saró il cuore”: un cuore che pulsa, che ama, che prega… questo é importantissimo per la missione e per la Chiesa: l’azione della Chiesa per essere efficace ha bisogno di essere in stretta relazione con Dio. Fa bene alla chiesa avere persone che pregano, che tengono ardente la fiamma d’amore per Dio, e ricordano a tutti che senza Dio… non si fa proprio nulla di buono.

Ok si potrebbe dibattere a lungo con chi non crede, a questo riguardo, ma la sostanza non cambia, perché Dio s’infila anche nella mente e nel cuore di chi non crede per farli agire bene! Quindi pregate per me e pregate per noi, questo é il piú grande aiuto che potete darci. Io faró altrettanto perché anche la vostra missione (che solo nei modi é diversa dalla mia) sia efficace e nasca da Dio!

In questo mese abbiamo i nostri 5 consigli pastorali e poi a fine mese il consiglio parrocchiale: dobbiamo verificare il cammino fatto, pianificare il calendario, vedere quali attivitá si possono fare centro per centro in modo da programmare bene il mese e il tempo d’Avvento, che é alle porte.

Una fatica molto grossa che stiamo vivendo é quella economica, credo che molti abbiano letto l’articolo pubblicato sul sito (e su 7 giorni) sulle condizioni economiche in cui lo Zambia si trova ora. Sembra che tutto diventi sempre peggio, soprattutto per la gente. Noi abbiamo perso molto (perché nel momento che sembrava molto conveniente abbiamo cambiato quasi tutti gli euro in kwacha), ma siamo Italiani… in qualche modo ce la caveremo, per loro é un disastro in peggioramento. In 3 mesi la moneta locale ha perso quasi il 40% del suo potere d’acquisto, vuol dire che presto se non si ferma tutto, si sará alla fame, ancora di piú di quanto non lo siamo giá.

Proprio per questo v’invito davvero a fare quanto piú possible per aiutare l’associazione Ali d’Aquila (e quindi anche me) almeno per far finire di studiare coloro che hanno iniziato. Lo so, la crisi c’é anche in Italia, ma spero che l’azione missionaria possa andare sempre di pari passo con la generositá e la caritá. Che nasca dall’amore e si traduca in un gesto concreto. Forse in questo modo l’efficacia missionaria non sará solo nella preghiera, ma anche nelle azioni.

Ottobre (come anche il mese di Maggio) é un mese dedicato alla Madonna: che nostra madre Maria possa guidarci adeguatamente sulla via della pace e dell’amore. Vi raccomando la missione. Non perdete mai di vista l’obiettivo di ogni Cristiano: diventare discepoli e aiutare tutti (ma proprio tutti) a diventarlo altrettanto, perché tutti possano conoscere Dio e conoscendolo davvero possano vivere contenti nel suo amore, possano nel suo nome affrontare la vita e tutte le sfide che essa porta, con la speranza nel cuore per una vita senza fine.

Ciao

Don Paolo

 

 

10 Settembre 2015

Cari amici,
E’ tanto che non scrivo (circa tre mesi), ma nel frattempo sono venuto in vacanza e ho visto molti di voi. Ho avuto pure l’occasione di vedere amici che non vedevo da tanti anni, parlare, scherzare, "staccare la spina" dai molti impegni pastorali. Ho avuto tempo e modo di  raccontare, di godere dell’amicizia di tanti, di vedere i miei ragazzi cresciuti e alcuni mettere fondamenta solide per il proprio futuro: chi si e’ sposato, chi si e’ laureato, chi ha battezzato un figlio, chi ha riallacciato relazioni importanti… e poi ho potuto guardarmi un po’ in torno: la montagna, l’expo, la sindone, il cinema, le moto, la piscina, il calcio… e per questo ringrazio il Signore e ringrazio tutti coloro che l’hanno reso possibile e mi hanno aiutato a vivere una vacanza rigenerante. Ho pure ascoltato le storie, i problemi, le sfide, le paure di molti e prego perche’ a tutti possa andare per il verso giusto, soprattutto per chi e’ in crisi a causa del lavoro.
Ora ho ripreso la mia vita quotidiana qui a Lusitu. I mesi di Luglio e Agosto sono stati pieni di attivita’ pastorali, inoltre abbiamo avuto gli “stati generali” in visita: il Vicario Generale di Milano don Mario Delpini, e don Antonio Novazzi, nostro direttore dell’ufficio Missionario. Con loro abbiamo fatto il punto della situazione e abbiamo guardato le prospettive future della missione in Zambia, come sviluppare e rendere il nostro servizio un vero supporto alle necessita’ della Chiesa locale. La faccio breve: ci saranno dei cambiamenti, ma ne parleremo solo quando le cose saranno ufficiali.
Con i preti locali e con il Vescovo Moses Hamungole stiamo cercando di mettere a punto il Progetto Pastorale Diocesano, che qui si chiama Strategic Plan: una sorta di progetto dove delineare gli obiettivi da raggiungere nei prossimi 5 anni.
Con gli ospiti, soprattutto col mio amico Massimo Rivolta, che e’ venuto a trovarmi, ho passato settimane molto belle: e’ sempre importante per noi poter condividere quello che facciamo con altra gente. Noi non siamo infatti quelli che hanno il “pallino” della missione, ma siamo quelli che la vivono nella sua modalita’ “ad gentes” e credo sia importante far capire cosa sia e quale ricchezza si porta dentro, condividerla e magari scambiarsi idee pastorali diverse.
Da tre mesi ormai il nostro gruppo a Lusitu si e’ allargato: siamo in 4: don Maurizio, Marta, Silvia ed io. Marta e Silvia si occupano degli studenti e di quanto possiamo fare a livello educativo sul territorio, mentre io e don Maurizio ci occupiamo delle attivita’ pastorali, poi ogni settimana ci confrontiamo per vedere quali sono i passi da fare e se c’e’ bisogno di interventi educativi "incrociati". Siccome io e don Maurizio giriamo anche nei villaggi, Marta e Silvia nel centro principale si occupano pure degli adolescenti e del Mulino (alleggerendo cosi' il nostro lavoro): e’ importante avere le due laiche missionarie con noi anche per un confronto fruttuoso con due laiche e due donne che anno motivazioni profonde, professionalita’ e provenienze diverse dalle nostre.
L’elenco delle cose fatte in questi mesi e’ lungo: votazioni dei nuovi consigli pastorali  e dei nuovi leaders (abbiamo 5 consigli pastorali in parrocchia: in totale circa 200 leaders divisi in 26 piccole comunita’ cristiane) convegno dei bambini, convegno dei giovani, pellegrinaggio dei giovani, ritiro delle donne, laboratorio dei nuovi leaders. Insomma ci siamo tenuti occupati e ora si riparte con l’ordinario settimanale: che non e’ mai ordinario (i giovani per esempio stanno cercando di fare auto-finanziamenti per potersi permettere la gita di fine anno… e poi ci sono molte altre cose). Il contesto e’ quello di chi ha pochi, pochissimi mezzi, ma vuole fare le cose normali e le cose normali se le conquistano un pezzetto alla volta. Qui, in questo contesto, si inseriscono anche i progetti di Ali d’Aquila… rendere un po’ piu’ accessibile cio’ che dovrebbe essere normale, per esempio l’educazione, ma in alcuni casi anche il lavoro e la casa… insomma ripartiamo con slancio, senza troppe pretese, con pochi mezzi ma con la speranza che stiamo combinando qualcosa di positivo per noi (per meritarci il Paradiso che ci hanno gia’ regalato: chi capisce questa frase e’ bravo) e per loro (per dare una speranza e una possibilita’ in piu’ in questa vita). Ciao a tutti
 
 

 

 

 

09/07/2015

Cari amici, sono rientrato in Zambia dopo un mese di vacanze tra voi. É stato bello poter condividere con voi molte esperienze. Ho potuto incontrare tanti, ma purtroppo non tutti: mando un abbraccio forte a tutti voi soprattutto a chi non ho incontrato e a coloro che stanno vivendo momenti di fatica personali oppure comunitari.
Ho potuto visitare la Sacra Sindone in pellegrinaggio, cenare con amici nella comunitá di Peschiera Borromeo e nella comunitá di Senago, celebrare messe, pure un matrimonio, incontrarmi con amici e parenti, portare la mia testimonianza in oratori e sale consigliari, ho potuto passare qualche giorno in montagna e pure rimettermi in forma, ma soprattutto riposate la testa e lo spirito. Tanti hanno contribuito a che tutto funzionasse bene: grazie!!
Purtroppo i giorni di vacanza sono finiti e io mi sto ributtando nella quotidianitá della mia missione. Ci sono molte cose da fare e nuove sfide da affrontare.
Cercheremo di affrontare insieme tutte le sfide. E riusciremo a superarle solo se lavoreremo insieme e per il bene di tutti coloro che hanno bisogno e chiedono un aiuto: come avete sempre fatto.
A breve verranno lanciate le nuove iniziative per il futuro dell'associazione e la buona riuscita della missione.
Vi mando un abbraccio forte e mi faró sentire presto. Ciao


Potrete  leggere tutte quelle precedenti scegliendole nelle diverse annate qui di seguito 2009  2010  2011  2012  2013  2014