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Cari amici,
dopo tanti mesi e ormai vicino al mio ritorno definitivo in Italia mi sento di dover scrivere ancora una volta. Apposta scrivo dopo la giornata missionaria proprio perché cosí avrete giá ricevuto gli input dalle vostre parrocchie e visarete impegnati a mettere in pratica e realizzare le proposte missionarie che vi sono state proposte. 
Io cerco di fare qualcosa di diverso sottolineando la necessitá di tutti i cristiani di essere missionari ribadendo il concetto che se il cristiano non é missionario semplicemente non é cristiano (non é neppure un cristiano tiepido). Se il cristiano non é missionario svuota dall'interno la sua natura.
La chiesa, e quindi ciascuno di noi, deve preoccuparsi di tenere viva la missione: quella alla gente vicina (la missione alla sua comunitá) e quella lontana (alle genti).
A me é capitato di toccare da vicino  entrambe, accompagnando la gente e le persone alla fede e aiutandoli ad approfondire e radicalizzare la propria fede per rendere ragione della speranza che ci é stata data in Gesú Cristo. Sembra astratto, ma é, in poche parole, il modo di spiegare che cosa crediamo e perché... É ancora troppo astratto: vuol dire far capire in maniera semplice e profonda perché é bello essere Cristiani, Cattolici e praticanti. Anche in un mondo che ci critica e spesso vorrebbe tacessimo.
Cosa vuol dire per me credere oggi?
- continuare ad insegnare la fede
- praticare ardentemente e intelligentemente la caritá verso i popoli vicini e lontani
- occuparmi di chi crede per rafforzarli e renderli partecipi della missione, ma occuparmi pure di chi non crede
- ridare fiducia ad una chiesa che ha perso smalto, proposte e credibilitá
- ripartire non dai giovani (strano eh?) Ma da quelli della mia etá e un pochino piú grandi: quelli che erano i papa boys, quelli che andavano alla scuola della parola e faceveno gruppo samuele o cenacolo. Quelli che erano parte di gruppi come scout e azione cattolica o movimenti come comunione liberazione o neo catecumenali. 
Quelli che erano la speranza del futuro e che si sono addormentati, che hanno smesso di sperare, quelli che oggi hanno i figli alle medie o adolascenti e che dovrebbero essere piú attenti al futuro perché si erano preparati al mondo che cambia, ma che invece di diventare leaders hanno lasciato che altri facessero... Quelli di cui ci si dovrebbe ciecamente fidare perché formati e che dovrebbero avere passione pastorale e cristiana da vendere, ma oggi sembrano non avere tempo per nessuno e sembrano stufi, ma in realtá si sono impigriti.
Siamo la maggior parte della comunitá e abbiamo dimenticato i nostri valori: siamo quelli che non si ricordano piú perché ci si sposa, perché si accompagnano i figli ai sacramenti, perché si fanno i carri di carnevale o l'oratorio feriale... Siamo quelli che andavano all'oratorio e oggi non c'interessa piú... 
Siamo piú poveri dei nostri padri non solo economicamente, ma anche  soprattutto poveri di valori, privi di energie ed entusiasmo... Allora é il momento di rialzare la testa: tocca a noi! Non adaltri: noi. Tu! Io! Insieme o da soli... 
Tocca a noi riaffermare i nostri valori di amore, pace, generositá, condivisione e fratellanza. 
E tocca a noi far tacere ogni voce di razismo, intolleranza: togliendo ogni spazio all'odio.
Tocca a noi dare voce alla speranza, inventare vie nuove d'amore. Tocca a noi aiutare a guardare il futuro: vedere la luce alla fine del tunel anche qundo sembra troppo lontana.
Come missio ario ho visto rinascere l'entusiasmo in tutte le persone che sono venute a trovarmi in questi anni e quest'anno anch'io ne ho avuto beneficio positivo.
Carlo che ha parlato di noi ai motociclisti amici appena tornato in Italia. Linda e Tsepiso che hanno visto la possibilitá di realizzare i loro sogni, don Ivan e i suoi 30 ragazzi che non si sono fermati di fronte ai disagi incontrati ma li hanno presi come sfide da vincere tanto da non sentirne il peso. Max e Chiara che hanno trovato enegie per rilanciare il loro impegno dopo aver toccato con mano quello che abbiamo realizzato in questi anni. Antonella, Graziella e Luciano che si sono impegnati per risolvere almeno uno dei tanti problemi incontrati aiutandoci a riparare il trattore. Giulia e Linda che hanno sentito il loro cuore palpitare per qualcosa di nuovo e si sono impegnate per aiutare almeni una ragazza tra le tante che potevano aver bisogno...
Se la missione la si prende sul serio e la si vive dall'interno (anche in Italia) e ci si lascia coinvolgere con entusiasmo, trovando il motivo per cui vale la pena morire (che per me é Gesú Cristo)... Tutto assume colori e toni diversi, tutto diventa immensamente piú bello, la vita assume la gioia e la speranza che si era spenta.
Non dobbiamo peró seguire la massa e neanche pretendere di essere vincenti, ma bisogna essere veri e amare davvero.
 
Don Paolo
 
PS
Vi scriveró ancora per Natale e poi qualcosa faró per il mio ritorno definitivo mi piacerebbe che qualcuno rispondesse a queste mie considerazioni per condividere con me i vostri pensieri come io faccio coi miei.